Norme d’origine in materia di paesi SPG

Norme d’origine in materia di paesi SPG

Norme d’origine in materia di paesi SPG

Il regolamento 2015/2446 della Commissione UE del 28 luglio 2015 riconosce che è necessario   stabilire norme di origine applicabili in relazione alla definizione della nozione di «prodotti originari» e al cumulo nel quadro del sistema di preferenze generalizzate dell’Unione (SPG) e delle misure tariffarie preferenziali adottate unilateralmente dall’Unione per taluni paesi o territori, al fine di assicurare che le preferenze in questione siano concesse unicamente ai prodotti effettivamente originari di paesi beneficiari dell’SPG e in tali paesi o territori, rispettivamente, e vadano quindi a vantaggio dei destinatari effettivi. In quest’ottica, nel proprio allegato 22-05, indica le lavorazioni escluse dal cumulo regionale spg e cioè:  applicazione di bottoni e/o di altri tipi di chiusura; confezione di asole;  finiture interiori di pantaloni e polsini oppure orli inferiori di gonne e abiti interi ecc;  orlatura di fazzoletti, tovaglie da tavola ecc;  apposizione di guarnizioni ed accessori quali tasche, etichette, distintivi ecc.;  stiratura e altre preparazioni di capi di abbigliamento da vendere «confezionati»;  oppure qualsiasi abbinamento di dette lavorazioni.

Made in e origine non preferenziale

Il regolamento 2015/2446 della Commissione UE del 28 luglio 2015 nell’articolo 31 indica, in conformità con gli articoli 60 e 61 del codice doganale dell’Unione europea (regolamento n.952/2013 del 9 ottobre 2013) i criteri per definire l’origine non preferenziale.

In particolare, i prodotti seguenti sono considerati interamente ottenuti in un unico paese o territorio:

  1. a) i prodotti minerali estratti in tale paese o territorio;
  2. b) i prodotti del regno vegetale ivi raccolti;
  3. c) gli animali vivi, ivi nati e allevati;
  4. d) i prodotti provenienti da animali vivi ivi allevati;
  5. e) i prodotti della caccia e della pesca ivi praticate;
  6. f) i prodotti della pesca marittima e altri prodotti estratti dal mare fuori delle acque territoriali di un paese da navi registrate nel paese o territorio interessato e battenti bandiera di tale paese o territorio;
  7. g) le merci ottenute o prodotte a bordo di navi-officina utilizzando prodotti di cui alla lettera f), originari di tale paese o territorio, sempreché tali navi-officina siano immatricolate in detto paese e ne battano la bandiera;
  8. h) i prodotti estratti dal suolo o dal sottosuolo marino situato al di fuori delle acque territoriali, sempreché tale paese o territorio eserciti diritti esclusivi per lo sfruttamento di tale suolo o sottosuolo;
  9. i) i cascami e gli avanzi risultanti da operazioni manifatturiere e gli articoli fuori uso, sempreché siano stati ivi raccolti e possano servire unicamente al recupero di materie prime;
  10. j) le merci ivi ottenute esclusivamente a partire dai prodotti di cui alle lettere da a) a i).

Inoltre, il medesimo regolamento prevede specifiche regole, contenute nel proprio allegato 22-01, per determinare il paese di origine di un bene prodotto a partire da componenti provenienti da diversi paesi.

Il regolamento 2446/2015 nel proprio articolo 33 comma 1 specifica che: “ Un’operazione di trasformazione o lavorazione effettuata in un altro paese o territorio non è considerata economicamente giustificata se, sulla base degli elementi disponibili, risulta che lo scopo di tale operazione era quello di evitare l’applicazione delle misure di cui all’articolo 59 del codice doganale dell’Unione europea (CDU).

L’articolo 34 del regolamento 2015/2446 della Commissione UE del 28 luglio 2015 elenca le operazioni “minime” che non possono essere considerate come trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata, ai fini del conferimento dell’origine:

  1. a) le manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione in buone condizioni dei prodotti durante il loro trasporto e magazzinaggio (ventilazione, spanditura, essiccazione, rimozione di parti avariate e operazioni analoghe) o operazioni volte a facilitare la spedizione o il trasporto;
  2. b) le semplici operazioni di spolveratura, vagliatura o cernita, selezione, classificazione, assortimento, lavatura, riduzione in pezzi;
  3. c) i cambiamenti d’imballaggio e le divisioni e riunioni di partite, le semplici operazioni di riempimento di bottiglie, lattine, boccette, borse, casse o scatole, o di fissaggio a supporti di cartone o tavolette e ogni altra semplice operazione di condizionamento;
  4. d) la presentazione delle merci in serie o insiemi o la loro messa in vendita;
  5. e) l’apposizione sui prodotti e sul loro imballaggio di marchi, etichette o altri segni distintivi;
  6. f) la semplice riunione di parti di prodotti allo scopo di formare un prodotto completo;
  7. g) lo smontaggio o il cambiamento di uso;
  8. h) il cumulo di due o più operazioni tra quelle di cui alle lettere da a) a g).

Origine degli accessori, pezzi di ricambio e utensili

Gli accessori, i pezzi di ricambio o gli utensili che sono consegnati insieme a una delle merci elencate nelle sezioni XVI, XVII e XVIII della nomenclatura combinata e che fanno parte del suo normale equipaggiamento, secondo il regolamento UE 2446/2015, sono considerati della stessa origine di tale merce.

I pezzi di ricambio essenziali destinati alle merci elencate nelle sezioni XVI, XVII e XVIII della nomenclatura combinata precedentemente immesse in libera pratica nell’Unione sono considerati della stessa origine di tali merci se l’impiego dei pezzi di ricambio essenziali allo stadio della produzione non avrebbe cambiato la loro origine.

Gli elementi neutri per la determinazione dell’origine

Il regolamento 2446/2015 con il proprio articolo 36 prevede che per la determinazione dell’origine di un bene, non vengono presi in considerazione i seguenti elementi:

  1. a) energia e combustibile;
  2. b) impianti e attrezzature;
  3. c) macchine e utensili;
  4. d) materiali che non entrano e che non sono destinati a entrare nella composizione finale del prodotto.